Le sculture urbane della Lombardia
Opere curiose per le strade della regione
In luoghi come Milano, Bergamo, Pavia e Mantova anche le strade diventano un museo. Facciamo una passeggiata cercando con gli occhi le opere che spesso sfuggono al nostro sguardo distratto tra la frenesia e il traffico delle città. Dall’irriverenza di un dito al dinamismo di un disco in bronzo, soffermiamoci a osservare i dettagli più nascosti di questo patrimonio pubblico.
Incontri inaspettati a Milano
Milano, con il suo ritmo veloce e le sue strade sempre in corsa, sa nascondere meraviglie che attendono solo di essere notate. Lasciamoci alle spalle per un momento la frenesia che spesso rende il nostro sguardo distratto. Se alziamo gli occhi o li spostiamo appena oltre il consueto, possiamo scoprire un patrimonio pubblico sorprendente: sculture che raccontano storie, che provocano, che incuriosiscono.
La Colonna del Diavolo: tra inferi e leggende
Appena fuori dalla Basilica di Sant’Ambrogio, ci imbattiamo nella celebre Colonna del Diavolo. Avvicinandoci, notiamo i due fori profondi che, secondo la leggenda, sarebbero i segni lasciati dalle corna del diavolo, scagliato via da Sant’Ambrogio con tale forza da imprigionarlo nella pietra. Mentre osserviamo la colonna, possiamo quasi percepire l’odore di zolfo ed è come incontrare la città nella sua veste più antica, quella che mescola sacro, folklore e immaginazione.
Il “Dito” di Maurizio Cattelan
Ci spostiamo di poco e, all’improvviso, in Piazza degli Affari ci attende L.O.V.E., l’opera di Cattelan che tutte e tutti conosciamo come “Il Dito”. Il gesto provocatorio della scultura ci sorprende sempre, anche se lo abbiamo visto mille volte. Sembra quasi un commento vivente alla città stessa: Milano che smette di prendersi troppo sul serio e che accoglie l’arte come un dialogo libero, ironico e feroce.
Un ago per cucire la città
Arriviamo in Piazza Cadorna e qui ci accoglie un’enorme scultura che sembra muoversi con il vento: Ago, filo e nodo, realizzata da Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen.
Il filo colorato unisce idealmente mondi diversi: il design, la moda, il lavoro e la creatività, ed è la città stessa a ricordarci di come essa vive di intrecci e contaminazioni continue.
Mère Ubu: un frammento di surrealismo
In via Senato, davanti all’Archivio di Stato, incontriamo Mère Ubu, un dono che Joan Miró fece alla città nel 1973. Questa figura dai tratti volutamente distorti ci invita a un momento di gioco e immaginazione. Guardandola, ci rendiamo conto di quanto Milano sappia accogliere linguaggi artistici diversi, anche quelli più astratti e sognanti.
E proprio lì accanto scopriamo la prima buca delle lettere della città: un dettaglio quotidiano che diventa memoria storica, come se anche gli oggetti più semplici potessero raccontare una parte di noi.
Il Grande Disco: la forza del movimento
A due passi dal Duomo, in piazza Meda, il Grande Disco di Arnaldo Pomodoro si mostra in tutta la sua energia. Le sue incisioni, le torsioni, la superficie in continua trasformazione ci fanno pensare al ritmo inesauribile di Milano, sempre in movimento, sempre pronta a reinventarsi. Avvicinandoci, l’opera sembra quasi pulsare, ricordandoci che la città vive, respira e cambia ogni giorno.
Nelson Mandela: un invito all’umanità
Il nostro percorso nel capoluogo si conclude davanti al Consolato Generale del Sudafrica, dove la statua di Nelson Mandela ci accoglie calma e potente.
Realizzata da Pietro Scampini, questa scultura ci ricorda valori universali come l’umanità, la compassione e il rispetto per ogni persona. È qui che sentiamo più forte il messaggio dell’Ubuntu: siamo tutte e tutti parte di una comunità più grande, e ogni gesto, ogni cammino condiviso, ci lega agli altri.
Racconti d’arte a Pavia, Bergamo e Mantova
Anche fuori dal capoluogo, la Lombardia custodisce opere che parlano di mestieri dimenticati, di leggende sospese e di personaggi che sembrano ancora camminare con noi. Proseguiamo il nostro viaggio, città dopo città, per incontrare sculture che trasformano il paesaggio in un racconto da vivere.
Pavia e la Statua della Lavandaia
Passeggiando tra le case colorate dei barcaioli a Borgo Ticino, lungo la riva tranquilla del Ticino, ci avviciniamo alla Statua della Lavandaia di Giovanni Scapolla. Quest’opera in bronzo dà voce a un mestiere scomparso, evocando la fatica delle donne che per secoli hanno lavorato nell’acqua gelida e omaggiandole per il loro lavoro indispensabile.
Bergamo e il Portone del Diavolo
Nel quartiere di Celadina a Bergamo, attraversiamo il Portone del Diavolo, un arco che sembra uscito da una storia raccontata al buio, sottovoce.
Costruito nel 1550 da Sandro de Sanga per volere di Gian Giacomo de Tassis, porta con sé una leggenda che racconta di come l’architetto, dopo aver provocato il diavolo, ne abbia accettato l’aiuto per completare il portone in una sola notte.
Ancora oggi, quando passiamo sotto quell'arco, percepiamo l’eco di un patto sospeso tra realtà e immaginazione. È uno di quei luoghi che ci ricordano quanto le città siano fatte anche di storie che non osiamo del tutto credere, ma che ci piace ascoltare.
Mantova e la statua di Rigoletto
Ci spostiamo a Mantova dove, arrivati in piazza Sordello, incontriamo una figura bronzea che sembra scrutare chiunque entri nel cortile della cosiddetta “casa di Rigoletto”.
È il celebre buffone della corte dei Gonzaga, immortalato dallo scultore Aldo Franchi nel 1978. Il suo volto trattiene una smorfia ironica e malinconica, quasi stesse per muoversi o per sussurrare una battuta a chi passa.
Un museo senza pareti
A volte, basta uscire di casa per ritrovarci in un museo. Le città diventano gallerie a cielo aperto, dove ogni scultura racconta una storia, ogni piazza custodisce un segreto e ogni passante si trasforma in un potenziale visitatore. L’arte è ovunque: sul marciapiede, accanto a un semaforo, dietro un angolo. Sta a noi fermarci un istante e ricambiare lo sguardo che queste opere ci lanciano.
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