Il mistero del Lariosauro, il mostro sommerso del Lago di Como
La leggenda del Lariosauro
Tutti conoscono Nessie, il mostro di Loch Ness, ma forse non tutti sanno che anche il Lago di Como custodisce un mistero dalle acque profonde.
Lo chiamano Lariosauro, il gemello lariano di Nessie, e la sua storia affonda tra leggende e suggestioni che attraversano i secoli.
Ma per scoprirne le origini dobbiamo tuffarci in un passato lontanissimo, quando la Lombardia era sommersa dal mare popolata da creature incredibili.
Un fossile che racconta la preistoria
Prima di diventare leggenda, il Lariosauro era una creatura reale, un rettile lacustre vissuto nel Triassico, oltre 200 milioni di anni fa.
Appartenente alla famiglia dei Notosauri e lungo circa un metro, il Lariosaurus balsamii era dotato di un istinto da predatore e cacciava tra acque tranquille e coste fangose.
I suoi resti sono stati trovati in varie parti del mondo, ma alcuni dei più preziosi provengono proprio dalla provincia di Lecco. Il primo fossile, scoperto attorno al 1830 in una cava a Perledo, aprì la strada a nuove ricerche: nel 1877 venne rinvenuto l’esemplare più completo, oggi conservato al Museo di Monaco di Baviera. Chi visita il Museo di Storia Naturale di Lecco può ancora ammirare da vicino alcuni resti originali e una sala interamente dedicata a questo enigmatico abitante del passato.
La leggenda diventa pop
Col tempo, la scienza lasciò spazio al mistero e dalla metà degli anni ’40 cominciarono a circolare numerosi racconti e avvistamenti di una creatura simile a un mostro lacustre. Nel 1946, due cacciatori nella riserva naturale del Pian di Spagna dissero di aver visto un animale lungo più di dieci metri, ricoperto di squame rossastre. Pochi anni dopo, nel 1954, alcuni pescatori raccontarono di una strana creatura che nuotava davanti ad Argegno, lunga circa ottanta centimetri, con muso arrotondato e zampe palmate. Nel 1957, tra Dongo e Musso, un gruppo di biologi che si immerse nel lago con una batisfera dichiarò di aver avvistato un animale dalla testa allungata, simile a quella di un coccodrillo. L’ultimo presunto incontro risale al 2003, quando alcuni pescatori parlarono di una lunga anguilla lacustre nel ramo lecchese del lago.
Ogni testimonianza aggiungeva un tassello al mosaico di un mistero che, ancora oggi, ci fa sorridere e sognare quando osserviamo la superficie del Lario. E, come ogni leggenda che si rispetti, anche quella del Lariosauro ha conquistato la cultura popolare, trasformandosi in un simbolo dell’immaginario lariano.
Il primo omaggio pop è stato quello di Carl Barks, con un fumetto in cui Paperino e i suoi nipotini si trovano alle prese con un misterioso serpente acquatico proprio sul Lago di Como. Negli anni successivi, la figura del Lariosauro, anche detto Larioness, ha continuato a ispirare artisti e scrittori. Tra i tributi più celebri, El Mustru del cantautore Davide Van De Sfroos, profondo conoscitore delle tradizioni e delle leggende del lago, e uno dei racconti delle Strane storie di Carlo Lucarelli, che nel 2013 ha riportato in auge la misteriosa vicenda, rinnovando il fascino di un mito che non smette di affiorare dalle acque del lago.
Un mistero che ci piace custodire
La leggenda del Lariosauro continua a vivere tra le acque e i ricordi di chi ama il Lago di Como.
Ci piace pensare che, da qualche parte, Larioness nuoti ancora tra le correnti del Lario, custode di una storia che unisce scienza, fantasia e identità locale.