Milano - Varese, la strada che inventò il futuro
Ingegno e visione lungo la prima autostrada al mondo
Quando pensiamo all’autostrada, immaginiamo un simbolo di modernità, fatto di corsie, svincoli e stazioni di servizio. Eppure, tutto cominciò qui, in Lombardia, tra Milano e Varese. Nata per unire due città e cambiare per sempre il modo di muoversi, la Milano-Varese nacque da un’intuizione, divenuta poi rivoluzionaria: costruire una via dedicata solo alle automobili.
Ripercorriamo insieme la storia di un progetto visionario che, in tutti i sensi, aprì la strada alla mobilità contemporanea un secolo fa.
La visione di un pioniere
Era il 21 settembre 1924 quando, a Lainate, il Re Vittorio Emanuele III tagliò il nastro della nuova Milano–Varese: la prima autostrada al mondo concepita per sole automobili.
Il sogno era quello di Pietro Puricelli, ingegnere e imprenditore milanese, conte di Lomnago. In un’Italia dove i carri trainati da cavalli erano ancora comuni e le auto si contavano sulle punte delle dita, Puricelli immaginò qualcosa di straordinario: una strada riservata esclusivamente al traffico veloce, senza biciclette, pedoni o carrozze.
Fu un gesto di audacia e lungimiranza. Nel 1923 circolavano nel Paese appena 84.000 veicoli, di cui solo 57.000 automobili: una ogni seicento abitanti. Ma l’ingegnere guardava già avanti, prevedendo un futuro in cui la motorizzazione avrebbe trasformato il modo di muoversi.
Una sfida costruita in quindici mesi
Puricelli non si limitò a immaginare: realizzò.
In soli quindici mesi, più di 4.000 operai lavorarono giorno e notte per completare i 49 chilometri del primo tratto dell’Autostrada dei Laghi, da Milano a Varese.
Il costo fu di circa 90 milioni di lire dell’epoca, pari a circa 100 milioni di euro attuali. Un investimento enorme, giustificato da un’idea radicale: il pedaggio. Si pagava per accedere alla nuova via, con tariffe che variavano da 9 lire per le moto a 60 lire per gli autobus più lunghi, e con un orario preciso — dalle 6 del mattino all’una di notte.
La carreggiata, quasi tutta rettilinea, presentava pendenze inferiori al 3%, una novità assoluta per l’epoca. Era pensata per poche decine di auto al giorno, ma rappresentava un esperimento di modernità, un modello destinato a ispirare il mondo.
Dal “cemento liscio come un parquet” alla prima autostrada del mondo
Il 21 settembre 1924, la Lancia Trikappa che trasportava il Re Vittorio Emanuele III e l’ingegnere Pietro Puricelli fu la prima a solcare la nuova strada che univa Milano a Varese. L’inviato della Tribuna di Roma raccontò con stupore il viaggio “su un cemento liscio come un parquet, senza callaie insidiose o ciclisti o simili da mandare all’altro mondo”. Era il segno tangibile di un’epoca che stava cambiando, di un’Italia pronta a scoprire il piacere di viaggiare su una strada dedicata solo alle automobili.
Due anni più tardi, al V Congresso Internazionale della Strada tenutosi proprio a Milano nel 1926, quella stessa arteria fu riconosciuta come la prima autostrada al mondo concepita esclusivamente per il traffico automobilistico. Non una via panoramica o una pista di prova, ma una linea dritta verso il futuro, nata per unire due città nel modo più rapido e moderno possibile. Un tracciato che, ancora oggi, continua a raccontare l’inizio di una nuova era della mobilità.
Dove iniziò la velocità di oggi
Oggi percorriamo quel tratto senza pensarci troppo, immersi nella routine dei viaggi quotidiani.
Eppure, ogni chilometro della Milano–Varese conserva la memoria di un’intuizione che cambiò il modo di muoversi. Ripercorrendola, possiamo sentire ancora il fascino di quella prima esperienza di guida libera e moderna.