Viaggio nel brutalismo lombardo
Un’architettura da Oscar
Il brutalismo nasce negli anni ’50 nel Regno Unito e deriva dal “béton brut” di Le Corbusier: cemento grezzo, lasciato a vista. Ma più che un materiale, secondo gli studiosi, il brutalismo è un’attitudine. Un’architettura diretta, priva di ornamenti, che rivendica una funzione sociale e spesso si confronta con i margini, geografici e culturali, delle città. Negli ultimi tempi, complice anche il successo del film The Brutalist, l’interesse per questa corrente architettonica è tornato alla ribalta. Ecco alcuni degli edifici più significativi che possiamo apprezzare in Lombardia.
Gli edifici brutalisti in Lombardia
Quando si parla di brutalismo in Italia, il pensiero corre subito a Milano. Tuttavia, anche se il capoluogo ha avuto un ruolo importante nella diffusione di questo linguaggio architettonico, possiamo ritrovare la forza espressiva e scultorea di queste costruzioni anche in diverse aree della Lombardia.
Istituto Marchiondi Spagliardi, Milano
Situato nella periferia ovest di Milano, e più precisamente a Baggio, questo riformatorio giovanile è stato progettato da Vittoriano Viganò tra il 1953 e il 1957. L’architetto lo concepì come una scuola di vita, con ambienti aperti, privi di barriere e immersi nella natura circostante. I pilastri sagomati, le travi a sbalzo, il cemento e gli inserti rossi definiscono un linguaggio architettonico potente e visionario. Oggi la struttura è in stato di abbandono, ma esiste “Life from Art”, un progetto di recupero promosso dalla Fondazione Collegio delle università milanesi, per rendere l’istituto una residenza per studenti e artisti.
Edificio 11 del Politecnico, Milano
Vittoriano Viganò ha firmato anche l’edificio 11 della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, progettato tra il 1970 e il 1985. Il cemento a vista, abbinato alla vernice rossa, sottolinea la vocazione pubblica e istituzionale del complesso, che ospita ancora oggi le attività didattiche della facoltà.
Istituto Facchinetti, Castellanza (Varese)
L’Istituto Facchinetti, progettato da Enrico Castiglioni con l’ingegnere Carlo Fontana tra il 1962 e il 1965, è una scuola situata a Castellanza, cittadina alle porte di Varese. Concepita per essere funzionale e al tempo stesso poetica, si distingue per i volumi arcuati, le coperture a shed prefabbricate e le vetrate a filo dei setti in cemento armato. Nikolaus Pevsner l’ha indicata come uno dei migliori esempi di brutalismo italiano, ed è un edificio da ammirare per la sua unicità nel panorama delle scuole nazionali.
Palazzina di via Bezzecca 4, Brescia
Questa palazzina realizzata negli anni Sessanta testimonia un brutalismo “minore” ma estremamente rigoroso. Le facciate nette, le finestre ridotte all’osso, i materiali grezzi e il disegno funzionale le conferiscono un carattere deciso e riconoscibile. Lombardia Beni Culturali la segnala tra gli esempi più interessanti di brutalismo della zona, sottolineandone il valore nel panorama dell’architettura moderna bresciana.
Casa La Scala, San Felice del Benaco (Brescia)
Nei pressi del Lago di Garda, tra la riva e le colline circostanti, la Casa La Scala è un esempio di brutalismo in versione domestica. I volumi e le forme di questa residenza privata modellata in cemento richiamano il contesto naturale in cui è immersa, reinterpretandolo attraverso il linguaggio brutalista.
Edificio per Esposizione Mobili, Bergamo
Progettato nel 1968 da Baran Ciagà, Giuseppe Gambirasio e Giorgio Zenoni, questo complesso porta il linguaggio del brutalismo nell’architettura espositiva. Piattaforme ascendenti, scale a chiocciola e gallerie aeree, insieme ai profondi giochi di chiaroscuro, creano spazi fortemente scenografici, mentre il cemento, lavorato con rigature diagonali, definisce ambienti flessibili e di grande impatto visivo.
Centrale del latte Lactis, Albano Sant’Alessandro (Bergamo)
Tra il 1961 e il 1969, Giandomenico Belotti e Sergio Invernizzi progettano la Centrale del Latte Lactis, un complesso industriale composto da cinque edifici. Tra tutti spicca il padiglione per la produzione, con una pensilina nervata che si libra su sottili pilastri, evocando un tempio moderno del lavoro. I vari volumi seguono la segmentazione del processo produttivo ma, allo stesso tempo, le singole unità sono collegate da spazi comuni destinati alla sosta, all’incontro e alla socializzazione tra gli operai.
Casa Baleri, Albino (Bergamo)
Giandomenico Belotti è anche l’autore della casa-showroom Baleri, che rappresenta un esempio di brutalismo applicato a un contesto residenziale e commerciale. Le forme in cemento a vista, nette e decise, ne definiscono il carattere distintivo.
Brutalismo: patrimonio e identità
Ai più attenti sarà sicuramente saltata all’occhio l’assenza della Torre Velasca dall’elenco degli edifici brutalisti lombardi. Progettata nel 1955, la Torre Velasca viene spesso etichettata come esempio di brutalismo, ma molti studiosi la considerano piuttosto un’opera post-razionalista. Citarla, al di là delle classificazioni, serve tuttavia a riflettere su un movimento che continua a parlare con forza ancora oggi, spingendoci ad interrogarci sul ruolo dell’architettura nella società e sull’eredità di un’epoca che ha creduto nella funzione civile del costruire.