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Laghi e Fiumi

I cinque Navigli che hanno fatto la storia di Milano

La rete di canali che ha unito città e campagne 


Se pensiamo alla Lombardia, non è detto che ci venga in mente l’immagine di una terra attraversata dall’acqua.  
Basta osservare una mappa della regione per scoprire invece come fiumi, rogge e canali ne percorrano ogni angolo, raccontando storie di ingegno, di lavoro e di bellezza. Tra questi, i cinque Navigli lombardi sono un autentico capolavoro idraulico, costruito nei secoli per irrigare i campi, collegare città, trasportare merci e, in tempi più recenti, farci sognare lungo i loro percorsi d’acqua. 
Partiamo insieme in questo viaggio tra il Naviglio Grande, Pavese, Bereguardo, Martesana e Paderno, per scoprire come da un progetto antico è nato un sistema che ancora oggi affascina e racconta la forza creativa di una regione intera. 


Naviglio Grande. La via d’acqua del Duomo 

È il più antico e celebre dei canali milanesi. Il Naviglio Grande nasce dal Ticino, in località Tornavento (Varese), e dopo circa 50 chilometri arriva fino alla Darsena di Porta Ticinese, cuore pulsante della vecchia Milano. 
La sua storia comincia nel 1179 con lo scavo del Ticinello, pensato inizialmente come canale di difesa. Ma sarà nel 1211 che l’opera assume un ruolo strategico: irrigazione, trasporto e, dal 1388, persino la consegna dei marmi di Candoglia destinati al Duomo di Milano. 
Nel Seicento, lungo il Naviglio Grande nasce anche un servizio pubblico di trasporto con orari e tariffe: una sorta di “metropolitana d’acqua” ante litteram.  
Oggi, pur avendo perso la funzione commerciale, il canale vive una nuova stagione grazie alle linee di navigazione turistica, che ci permettono di riscoprirne la storia scivolando sull’acqua. 


Naviglio Pavese. La sfida del dislivello 

Dal cuore della Darsena parte invece il Naviglio Pavese, un canale di 33 chilometri che termina nel Ticino, a valle di Pavia. L’idea di collegare Milano al Po e, idealmente, al mare, risale ai tempi dei Visconti. Ma tra interruzioni, riprese e difficoltà tecniche, il progetto vide la luce solo nel 1819, in epoca napoleonica.  
Il dislivello tra Milano e Pavia, ben 56,6 metri, viene superato grazie a 12 conche di navigazione, vere e proprie meraviglie dell’ingegneria idraulica. Oggi il canale è utilizzato per l’irrigazione, ma un tratto iniziale è stato riaperto alla navigazione turistica, e ci piace immaginare che le sue acque continuino a sognare l’antico collegamento con il mare. 


Naviglio di Bereguardo. L’antico ponte tra Milano e il Po 

Meno conosciuto ma ricco di fascino, il Naviglio di Bereguardo nasce dal Naviglio Grande presso Castelletto di Abbiategrasso e si sviluppa per 19 chilometri fino a Bereguardo. 
Costruito a partire dal 1420, in un primo momento serviva solo per l’irrigazione, ma nel giro di pochi anni fu reso navigabile per consentire un collegamento stabile tra Milano e Pavia. Prima del completamento del Pavese, era proprio questo canale a permettere lo scambio di merci tra la città e il sistema fluviale del Po. Oggi il Naviglio di Bereguardo scorre tra campagne e cascine, custode di un passato di traffici e di innovazioni, e luogo ideale per chi ama passeggiare o pedalare nella quiete. 


Naviglio Martesana. Dall’Adda fino alla città 

Nato nel 1462 per volontà di Filippo Maria Visconti, il Naviglio Martesana collega l’Adda, in località Concesa, a Milano. Per quasi quattro secoli è stato uno dei canali più attivi del sistema, teatro di un continuo confronto tra città e campagna: la prima desiderosa di farne una via di commercio, la seconda attenta alla sua funzione per i campi e l’irrigazione. 
Con i suoi 38 chilometri di percorso e i mulini che un tempo ne punteggiavano le sponde, il Martesana è oggi un luogo amato per le sue alzaie ciclabili e per la navigazione turistica tra Concesa e Vaprio d’Adda. 
Camminando lungo le sue acque tranquille, possiamo immaginare le barche che un tempo entravano a Milano attraverso la chiusa di San Marco, completando il cerchio d’acqua che univa Ticino e Adda. 


Naviglio di Paderno. L’ingegno di Leonardo 

Il più breve, ma forse il più affascinante dei cinque, è il Naviglio di Paderno, lungo appena 2,6 chilometri. 
Derivato dall’Adda, serviva a superare un tratto del fiume non navigabile e a permettere il passaggio delle merci provenienti dal lago di Como. I lavori, iniziati nel 1520, furono più volte interrotti e completati solo nel 1777. Le sue sette conche di ispirazione leonardesca testimoniano una straordinaria intuizione tecnica e artistica. 
Oggi il canale non è più navigato, ma rimane un museo a cielo aperto, immerso nel verde del Parco dell’Adda Nord, dove storia, ingegneria e natura si incontrano. 


Un’eredità d’acqua e di futuro 


I cinque Navigli lombardi sono molto più che un sistema di canali: rappresentano un patrimonio vivo, identitario, dove la storia incontra la natura e dove l’acqua continua a raccontare la capacità umana di adattarsi, creare e collegare. 
Oggi, mentre ne percorriamo le alzaie o osserviamo il riflesso dei ponti sull’acqua, ci rendiamo conto che questi antichi canali continuano a parlarci del passato, ma anche del futuro sostenibile che vogliamo costruire. 

Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2026 15:13