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Storie e tradizioni

Il drago verde che disseta Milano da quasi un secolo

Cosa vuol dire davvero l'invito a "bere al bar del drago verde"?

Ci piace pensare a quante espressioni lombarde nascondano piccoli tesori di storia, e quella, milanese, del "bar del drago verde" ne è un esempio perfetto. Chi non è di qui potrebbe pensare a un locale con insegna esotica, magari un cocktail bar dal nome un po' kitsch. In realtà, quando un milanese ti invita a bere al bar del drago verde, ti sta semplicemente proponendo una sosta gratuita a una delle vedovelle, le storiche fontanelle pubbliche che da quasi cent'anni fanno parte del paesaggio urbano tanto quanto i Navigli o le guglie del Duomo.

Un'istituzione alta un metro e 55

Le vedovelle sono immediatamente riconoscibili: corpo in ghisa verniciato di verde, un metro e 55 centimetri di altezza, e un rubinetto in ottone a forma di testa di drago da cui sgorga un rivolo d'acqua incessante. Se ne contano oggi quasi 600 funzionanti in tutta la città, secondo i dati di La Tua Acqua. Il disegno, secondo diverse fonti, è attribuito all'architetto Luca Beltrami, lo stesso che firmò il restauro ottocentesco del Castello Sforzesco. Da quasi un secolo sono prodotte dalle Fonderie Lamperti di Castellanza, in provincia di Varese, un legame tra territorio e simbolo cittadino che dura ancora oggi.

La prima vedovella e un enigma sulla data

La prima fontanella fu installata in Piazza della Scala, unico esemplare in bronzo tra le centinaia sparse in città. Qui le fonti divergono leggermente sulla data esatta: alcune indicano il 1931, altre il 1932, e c'è chi retrodata il progetto originale addirittura alla fine degli anni Venti. Ciò che è certo è che da quel primo esemplare il modello non è mai cambiato, diventando un unicum che ancora oggi distingue la fontana di piazza della Scala da tutte le altre.

Il pianto delle vedove e il biscione dei Visconti

Il nome vedovelle nasce, secondo la tradizione, da un'associazione poetica: il flusso costante e silenzioso dell'acqua che ricorda il pianto delle vedove di guerra, in particolare quelle della Prima guerra mondiale. Ma quello stesso flusso ha anche una funzione tutt'altro che simbolica, perché mantiene l'acqua sempre in movimento evitando ristagni e formazioni batteriche, e aiuta a sfiatare le sacche d'aria che si formano nelle tubazioni a fondo cieco della rete idrica milanese. Ecco perché, in alcune zone della città, le vedovelle sono più numerose che altrove.

L'altro nome, drago verde, richiama invece la forma del rubinetto, ispirata ai doccioni del Duomo e al biscione simbolo dei Visconti, presente ancora oggi nello stemma di Milano. Ed è proprio da questa immagine che nasce il modo di dire milanese: andare a "bere al bar del drago verde" significa semplicemente fermarsi a una vedovella, un gesto quotidiano che porta con sé secoli di araldica cittadina senza che quasi nessuno se ne accorga.

Un piccolo rito per "bere bene"

C'è un dettaglio che non tutti conoscono: l'acqua delle vedovelle è potabile, e per berla nel modo corretto basta chiudere con un dito la bocca del draghetto, lasciando che l'acqua zampilli dal foro sulla sua testa. Un piccolo rito che generazioni di milanesi hanno tramandato quasi senza pensarci, tra una passeggiata e l'altra.

Quando il drago diventa bestiario

Non solo draghi però. Da qualche anno, c'è un angolo di Milano dove il drago verde ha lasciato spazio a un bestiario inatteso. Nel parco di CityLife, dieci vedovelle rompono la tradizione grazie al progetto dell'artista Serena Vestrucci, vincitrice del Premio Cairo 2017 e selezionata dal Comune di Milano per un'opera pubblica permanente all'interno del parco ArtLine. Al posto della classica testa di drago, ogni fontanella sfoggia un animale diverso, dal coniglio al cervo, dal cane all'orso, all'elefante, ciascuno realizzato tramite fusione in bronzo su modello in cera, un pezzo unico e non una semplice replica industriale.

L'idea dell'artista non è stata quella di aggiungere qualcosa di estraneo al parco, ma di intervenire su un elemento già previsto per quel luogo, mantenendo intatta la struttura originale del 1932 e spostando invece l'attenzione dalla serialità industriale al valore del lavoro artigianale. Il risultato è un piccolo gioco di scoperta che premia chi cammina con attenzione, e che i bambini, complice il coniglio dallo stile quasi magico, sembrano amare più di tutti.

Un simbolo che continua a scorrere

Le vedovelle sono sopravvissute a due guerre, a decenni di trasformazioni urbanistiche e persino ai periodi di siccità più severi, che negli anni recenti hanno risparmiato proprio queste fontanelle proprio per la loro funzione idraulica. Ci piace pensare che, ogni volta che un rubinetto a forma di drago continua a versare la sua acqua silenziosa, dal centro storico fino ai grattacieli di CityLife, Milano stia raccontando ancora una volta la propria storia a chi sa fermarsi ad ascoltarla, un rivolo alla volta.

Ultimo aggiornamento: 08 luglio 2026 13:09