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Riserve naturali

Le Torbiere di Marcaria, tra vegetazione rara e fauna insolita

La nascita della Riserva 


Nel Medioevo la Corte di Marcaria era circondata da boschi e zone umide. Tra il XII e il XIII secolo le Torbiere di Marcaria occupavano un’ampia area lungo l’Oglio, con tratti ancora intatti del tipico ecosistema torboso. Oggi ciò che resta di quel paesaggio sopravvive nella Riserva naturale Torbiere di Marcaria, una delle ultime testimonianze di ambiente palustre nel tratto meridionale del fiume. 
La riserva è classificata come “orientata”, cioè pensata principalmente per la tutela naturalistica e per attività scientifiche e didattiche. Si trova a est dell’abitato di Marcaria e si presenta come un insieme di bacini d’acqua separati da sottili argini: un paesaggio suggestivo nato dall’antica estrazione della torba. È considerata l’esempio più significativo di zona umida lungo questo tratto dell’Oglio. 


Nei meandri del fiume: il canneto 


L’area si colloca all’interno di un vecchio meandro abbandonato dal fiume, una sorta di conca naturale delimitata da leggere scarpate alte pochi metri. In questo “catino” si sono sviluppati, nel tempo, vasti canneti e altre formazioni palustri. Oltre due terzi della superficie è occupata proprio dal canneto, affiancato da piccoli appezzamenti di cariceto (formazioni di carici, piante tipiche dei terreni umidi) e da tratti compatti di felce d’acqua. 


Una vegetazione insolita da scoprire poco a poco 


Nei mesi più caldi, stagni e fossi si ricoprono di lenticchie d’acqua e piccole piante galleggianti; emergono anche ninfee e nannuferi radicati sul fondo. Nelle zone più asciutte il canneto lascia spazio a un arbusteto dominato dal salice grigio, che in primavera si riconosce per le sue infiorescenze morbide e profumate. Qua e là compaiono pioppi ibridi e salici bianchi, residui di vecchie coltivazioni, insieme ad arbusti come la frangola. 
Di particolare interesse sono due piante presenti nei piccoli stagni dell’area rimboschita: l’“erba-vescica”, una rara pianta carnivora dai fiori gialli, e l’“erba-pesce”, una minuscola felce acquatica. 


Alla ricerca di coleotteri, uccelli e piccoli mammiferi 


La riserva è importante anche per la fauna. Sono state censite 35 specie di coleotteri legati agli ambienti umidi, un dato che rende il sito tra i più rilevanti in Italia per questi insetti specializzati. Negli ultimi anni si è insediata anche una garzaia, cioè una colonia di aironi che nidifica su canneti e salici. Tra le specie osservabili figurano garzetta, tuffetto, tarabusino, marzaiola, falco di palude, martin pescatore e nibbio bruno. È inoltre probabile la nidificazione della moretta tabaccata, piccola anatra di interesse europeo legata agli stagni di pianura. 
Tra i mammiferi si segnalano riccio, talpa, toporagno d’acqua, moscardino, faina, donnola, volpe, tasso e nutria: presenze che confermano il ruolo della torbiera come rifugio faunistico in un territorio fortemente agricolo. 


Un paesaggio nato dal lavoro dell’uomo 


Per secoli l’estrazione della torba è stata un’attività fondamentale per l’economia locale. Tra inizio Novecento e secondo dopoguerra la torba veniva scavata a mano durante l’estate, tagliata in grandi blocchi e lasciata essiccare al sole per essere poi utilizzata come combustibile. I bacini che oggi appaiono come specchi d’acqua naturali sono in realtà il risultato di quel lavoro faticoso. 
La Torbiera di Marcaria è un luogo raccolto e silenzioso, dove si percepisce ancora il legame tra fiume, palude e attività umana. La natura tra canneti e stagni rappresenta uno degli ultimi frammenti del paesaggio originario dell’Oglio, una passeggiata immersi in questo ambiente è un viaggio al di fuori dal tempo.  


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Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2026 16:14