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Riserve naturali

Naviglio di Melotta, una riserva antica sospesa sopra la pianura

Dove la terra racconta il tempo 


Nella Riserva Naturale Naviglio di Melotta camminiamo su un terreno speciale, più alto rispetto alla pianura circostante, modellato da antiche alluvioni e da migliaia di anni di storia naturale. È un luogo dove il paesaggio cambia passo dopo passo e dove il bosco conserva ancora tracce di ciò che era la Pianura Padana prima delle grandi trasformazioni agricole. 
La riserva si trova sulla sommità di un antico pianalto, formatosi in epoche lontane. I suoli, nati in un clima più caldo di quello attuale, raccontano una lunga evoluzione naturale. Attraversando l’area incontriamo il Naviglio della Melotta, un canale artificiale che ha inciso il terreno creando una valle profonda. Qui l’acqua rallenta, curva, disegna meandri e dà vita a piccoli ambienti umidi che ricordano quelli dei fiumi naturali. 


Un bosco che ha resistito 


Questo è uno dei boschi più estesi della provincia di Cremona. Anche se oggi appare come una lunga fascia verde che segue il corso del naviglio, conserva una straordinaria varietà di piante. Il motivo è semplice: queste terre sono state coltivate più tardi rispetto ad altre zone e il bosco ha potuto restare intatto più a lungo. Le differenze di quota, le valli i pendii hanno aiutato la natura a difendersi, creando ambienti diversi a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. 

La vegetazione del bosco 

Camminando nei boschi più umidi incontriamo ontani neri e salici bianchi, alberi che amano l’acqua e che crescono lungo i canali e nelle zone più basse. Accanto a loro troviamo pioppi grigi, qualche platano e pioppi ibridi introdotti dall’uomo. Il sottobosco è fitto e vario: sambuco, nocciolo, sanguinello e la più rara frangola accompagnano il nostro percorso. Salendo verso la sommità del pianalto, il bosco cambia volto e diventa più ricco di specie. Qui dominano le grandi querce farnie, affiancate da olmi campestri, ciliegi selvatici, aceri campestri e carpini bianchi. Nelle radure e ai margini resistono piante preziose come il pioppo tremulo, diverse specie di ginestre e altri arbusti che raccontano la storia antica di questi boschi. Anche dove oggi prevale la robinia, il terreno conserva la memoria del querceto, con fioriture primaverili come anemoni, primule, campanellini, sigilli di Salomone e pulmonarie. 

Vita nascosta tra gli alberi 

Questi boschi sono abitati da una fauna ricca ma riservata. Tra gli alberi vivono tassi, volpi, faine, donnole e puzzole, mentre nel sottobosco trovano spazio piccoli mammiferi come arvicole, topolini delle risaie, moscardini e ghiri. Nei punti più umidi possiamo incontrare anfibi e rettili di grande valore naturalistico, come la rana agile, la rana di Lataste e il colubro di Esculapio. 
Alzando lo sguardo e tendendo l’orecchio, scopriamo una straordinaria varietà di uccelli. I boschi e i loro margini ospitano picchio, colombaccio, cinciarella, codibugnolo, usignolo, ghiandaia, averla piccola e tortora selvatica. Nei cieli aperti non è raro osservare la poiana o il lodolaio: queste presenze rendono ogni visita diversa dalla precedente. 


Un luogo da esplorare con lentezza 


Visitare questa riserva significa entrare in un bosco che ha saputo resistere al tempo e alle trasformazioni dell’uomo. Camminando tra vallecole, sentieri e radure, scopriamo un paesaggio vivo, fatto di acqua, silenzi e incontri inattesi. È un luogo che invita a rallentare, osservare e ascoltare, per capire quanto sia prezioso ciò che è riuscito ad arrivare fino a noi. 
 

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Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2026 11:24