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Riserve naturali

Sasso Malascarpa, dove la roccia racconta il tempo

Un territorio che parla di milioni di anni 


Entrando nella Riserva naturale del Sasso Malascarpa ci troviamo in uno dei luoghi più affascinanti della Lombardia: qui la roccia,boschi e le pareti scoscese raccontano storie antichissime, che risalgono a quando queste montagne erano sommerse dal mare. È un’area che colpisce per la sua forza e per la varietà di ambienti che si incontrano camminando. La Riserva si estende per circa 137 ettari e interessa due territori diversi: una parte si trova nel comune di Canzo, lungo il versante sinistro del torrente Ravella, l’altra ricade nel comune di Valmadrera, sul fianco della Val Molinata, sovrapponendosi in parte al Parco di San Tomaso. Ciò contribuisce a rendere l’area particolarmente varia dal punto di vista paesaggistico. 

Vegetazione tra roccia e pascoli 

Camminando nella Riserva incontriamo una vegetazione molto diversificata: piante che crescono direttamente sulle rocce, praterie aride, pascoli, arbusteti boschi. Nelle aree un tempo utilizzate come pascoli, la natura sta lentamente riprendendo spazio, con l’avanzare di arbusti alberi che, nel tempo, porteranno alla formazione di nuovi boschi. 

I boschi in quota 

I boschi si sviluppano soprattutto oltre gli 850 metri di altitudine e sono dominati da faggete miste, accompagnate da sorbo montano, acero montano e frassino. I boschi maturi e ben strutturati sono rari, ma proprio per questo rappresentano un elemento di grande valore naturalistico.  

Una flora speciale 

La natura calcarea delle rocce e la posizione geografica rendono il Sasso Malascarpa particolarmente interessante anche dal punto di vista botanico. Qui sono state censite oltre 130 specie tipiche della flora insubrica, molte delle quali protette. Tra le più significative troviamo la Campanula raineri, la Telekia speciosissima, la Primula glaucescens, l’Allium insubricum, la Peonia officinalis e il Cytisus emeriflorus, piante che arricchiscono il paesaggio con forme e colori inaspettati. 

 

Uccelli e animali notturni 


La Riserva ospita una fauna varia e interessante. Sono state osservate circa 40 specie di uccelli, tra cui il calandro, l’averla piccola, il succiacapre e il nibbio bruno, che utilizza l’area come territorio di caccia. Nelle zone vicine è presente anche la coturnice, mentre non mancano avvistamenti del gufo reale. Particolarmente rilevante è la presenza di diverse specie di pipistrelli, che trovano rifugio negli anfratti rocciosi e nei boschi meno disturbati.

 
Fossili, streghe e leggende 


Le rocce del Sasso Malascarpa si sono formate in ambienti marini e lagunari milioni di anni fa e sono state poi piegate e sollevate durante la formazione delle Alpi. In alcuni punti è ancora possibile osservare resti fossili, come le conchiglie del mollusco Conchodon, dalla caratteristica forma a cuore. Un tempo, queste tracce venivano interpretate come impronte degli zoccoli dei cavalli delle streghe, protagoniste di leggende popolari legate a queste pareti rocciose. Anche il nome Sasso Malascarpa sembra richiamare queste storie, forse derivando dal termine longobardo masca, cioè strega, oppure, secondo altre interpretazioni, dalla produzione locale della mascherpa, un formaggio tipico degli alpeggi. 
 

Storie antiche in un paesaggio vivo 


Il Sasso Malascarpa è un luogo dove il tempo si legge nelle rocce, nei fossili e nei boschi che lentamente cambiano volto. È una riserva che unisce natura e immaginario popolare, offrendoci l’occasione di osservare da vicino come il paesaggio alpino sia il risultato di lunghissimi processi naturali, ancora oggi in continua evoluzione. 

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Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2026 14:04